Il DX in VHF

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V-UHF, propagazione e DX
(di IØQM) 

I cultori delle VHF/UHF hanno sicuramente le idee chiare sulle possibilità offerte dalle altissimefrequenze, e ne conoscono pregi e limiti.

Una conoscenza approfondita dei fenomeni legati alla propagazione di tali frequenze, nondovrebbe sminuire il fascino ed il valore dei DX che alcuni bravi ed esperti operatori riescono arealizzare, suscitando giusta ammirazione e anche spirito d’emulazione.

Tale conoscenza dovrebbeinvece sfatare alcuni miti ed idee preconcette, a tutto vantaggio di chi, con genuinità, si affaccia sutali frequenze con impegno e desiderio di buoni risultati nel DX e nei contest.

La buona letteratura sull’argomento è destinata alle comunicazioni professionali, dove il ponteradio assicura un’alta stabilità nella tratta da coprire in radio frequenza.

Nel caso dei radioamatorinon è richiesta una copertura garantita al 100% ventiquattrore il giorno, bensì la possibilità direalizzare collegamenti difficili ben oltre la portata ottica, spesso con mezzi modesti e non conantenne da broadcasting né con potenze di decine di kilowatt.

Tralasciando le possibilità oggi offerte dai modi digitali, dall’EME e dal MS, quindi nell’usonormale della SSB, la distanza massima di un collegamento è in ogni caso determinata dal tipo dipropagazione delle onde radio e certamente dai parametri operativi:

  • potenza del TX
  • sensibilità del ricevitore
  • guadagno dell’antenna

La sensibilità del ricevitore è oramai standard, e non è determinata dalla bontà delpreamplificatore che serve solo nel caso di linee di discesa lunghe o per ricevitori realmente sordi.

Tale sensibilità è determinata dal rumore dell’ambiente in cui operiamo e sui 144 MHz nel caso piùfortunato della cima di un’isolata montagna dove non ci sono automobili, né frullatori né tutto ilrumore prodotto dall’uomo, rimane in ogni modo il noise termico e cosmico, che, di fatto, farà lostesso diventare la cifra complessiva di rumore del nostro sistema ricevente (RX) pari a circa 2.5/3dB anche con l’uso dell’ultimo preampli GaAsFet alla moda da 0,0001 dB NF.Sui 2.3 GHz, puntando l’antenna in zone “fredde” del cielo, potremmo avere anche pochissimigradi Kelvin, con sensibilità centinaia di volte superiori, non a caso le SHF sono le più adatte allecomunicazioni spaziali, quindi sulla sensibilità del ricevitore c’è poco da intervenire.

Per la potenza del TX bisogna fare i conti con il contratto dell’ENEL o con la capacità del nostrogeneratore a scoppio.

Una potenza di 150/300 W è una media accettabile per essere presenti nel DX, potenze superiori, fino al massimo di uno/due Kilowatt, sono necessarie solo in particolaricondizioni e sono da usare con molta moderazione anche se offrono un discreto vantaggio,rendendo il nostro segnale ben udibile anche nelle rumorose zone urbane, e da stazioni conantenne modeste.

Rimane l’ultimo parametro: il guadagno dell’antenna. Qui gli OM hanno campo libero, l’unicolimite è dettato dalle dimensioni fisiche dell’ingombro, dal peso e dalla necessaria robustezza estabilità.

Un’antenna tipica, una singola Yagi da 6 metri di boom, offre un guadagno di circa 13 dBdsui 144 MHz.

Un’antenna di buona fattura dovrebbe offrire tale guadagno reale, che misurato sulcampo potrebbe diventare anche 18/20 dBi a causa del “ground gain” o guadagno da riflessione delsuolo.Con 150/300 Watt e 13 dBd d’antenna cosa possiamo aspettarci dalla propagazione?

I fenomeni anomali, tanto temuti dai professionisti, perché causa d’imprevedibili interferenze,sono invece ricercati dai radioamatori e permettono di coprire distanze incredibili con gransoddisfazione dei fortunati partecipanti al fenomeno.

In assenza di “anomalie”, la portata è di molto superiore a quella ottica, ed è dovutaprincipalmente a fenomeni di diffusione causati dalla non omogeneità delle masse d’aria nel tragittoattraversato dalle onde radio.

I segnali sono affetti molto spesso dalla riflessione da aerei di linea involo e che contribuiscono a rinforzare il segnale, talvolta da pochi secondi fino ad uno/due minuti,consentendo il DX con distanze ulteriori di 100/200 Km oltre al fenomeno, sempre presente, della diffusione nella troposfera.

Questo fenomeno “sempre presente”, consente da solo, collegamenti stabili, pur nella precarietàdi quanto appena sufficiente per concludere un QSO, fino a 500/700 Km, 24 ore il giorno e tuttol’anno.

In caso di perturbazioni atmosferiche, i fronti d’aria calda e fredda che si scontrano, creanoulteriore rinforzo ai nostri deboli segnali e non è raro trovare possibilità di spettacolari DX anche conmezzi modesti ed al di fuori dei dotti troposferici che consentono invece collegamenti di migliaia di chilometri ma essenzialmente “via mare”.

Questa portata: 500/700 Km, è possibile con soli 150/300 W e 13 dBd d’antenna, 24 ore il giorno e, tranne rare eccezioni, 360 giorni l’anno in SSB.

E’ bene tenere a mente questo dato, su cui possiamo lavorare per migliorare le nostreprestazioni.

Se il nostro orizzonte non è libero, dobbiamo purtroppo sottrarre portata poiché ognigrado in più d’elevazione produce un’attenuazione di 10 dB nella diffusione troposferica ed è questoil motivo che da Roma è difficile fare DX con DL anche con due KW, non sono gli Appennini inmezzo, è la distanza insieme all’angolo di radiazione che frega dB al nostro segnale!

Per questo motivo gli esperti di contest vanno sulla cima delle montagne, non per migliorare laportata ottica, ma per ottenere un basso angolo di radiazione anche con un modesto sostegno dipochi metri d’altezza.

Per lo stesso motivo è inutile accoppiare antenne se montate ad altezzeinadeguate.

E’ meglio un sostegno molto alto con una singola Yagi in modo da ottenere un bassoangolo di radiazione che più antenne accoppiate, che a causa del peso e della resistenza al ventonon potremo mai montare abbastanza in alto per un buon traffico via diffusione troposferica.

Migliorando l’antenna e nei limiti del possibile la potenza del TX, QSO di 700/800 Km sono semprefattibili in VHF/UHF ed in SSB purché il nostro corrispondente sia interessato, come noi, al DX.

E’ anche questo lo scopo dell’essere radioamatori, ottenere grandi risultati col minimo dei mezzi,e vale per tutti gli operatori, sia per fare laconici QSO nei contest sia per ritrovarsi in lunghechiacchierate con vecchi amici sulla frequenza di chiamata.

A tutti buoni DX.73 de Roberto IØQM. 

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